Flusso di coscienza

Questo post non ha un senso logico, premetto.

E’ il flusso di coscienza di una persona ancora intorpidita dal sonno, nonostante un espresso bevuto a casa, aver guidato per 40 minuti, aver ascoltato 40 minuti un audiobook in inglese, nonostante aver passato l’ultima mezz’ora a cambiare la posizione di due campi in un’interfaccia. Tutte queste attivita’ sono state eseguite da una me parallela, il mio io profondo e’ ancora dormiente. E’ lontano. E’ rimasto dentro il letto, al caldo del piumone super invernale a cui siamo passati qualche settimana fa.

Oggi non fa neppure freddo, 15 gradi la mattina sono una grande conquista, quando giovedi della setimana scorsa ce n’erano 3. E si sentivano tutti, mentre camminavamo verso la stazione, obiettivo: Consolato italiano per le pubblicazioni.

E c’e’ pure il sole, che quando esce qui fa davvero la differenza. Un solo ustionante, che ti abbaglia, ma che riscalda come da poche altre parti del mondo, penso. Ti riscalda e ti corrode la pelle, per l’esattezza, quindi non dimenticare mai la crema solare, EffeFemmina, mi ripeto la sera. Per poi scordarlo la mattina dopo. Conca scarescia, direbbe mia sorella, che tradotto suona come “testa dimenticata”, ossia sbadata. Sto cercando una traduzione in inglese, ma non mi viene.

Vi ho mai detto quanto mi piaciano gli audiobook? Mi piace sentir raccontare storie, tipo serate attorno al camino, e mi piace sentire gli altri leggere, ma non avrei mai creduto che potesse piacermi che qualcun altro legga per me quando non lo sto guardando in faccia. Invece sono una gran bella cosa, mi tengono compagnia durante il viaggio, imparo parole, faccio esercizio d’ascolto. E se perdo qualcosa, mando semplicemente indietro, senza dover chiedere di ripetere (con annessa faccia mortificata). Mi sembra che qualcuno stia leggendo solo per me, e mi sento privilegiata, io spettatore unico dentro il mio abitacolo. Riempiono un’ora e mezza della mia giornata altrimenti dedicata al nulla, a spostarmi per lavorare. E lo riempiono arricchendola, non come la maggior parte dei programmi radiofonici, che si riempiono il silenzio dell’abitacolo, ma che difficilmente catturano la mia testa, che naviga lontana. Ascoltando un audiolibro invece sono coinvolta, mi sento meno passiva. E’ bello.

Questo che sto leggendo (ascoltando?) ora e’ un po’ cheesy, lo ammetto. Ma e’ ironico, lei scrive bene, in modo allegro e spiritoso, ed e’ bravissima a narrare (la scrittrice e’ anche narratrice, in questo caso). Parla di viaggi, e parla d’Italia, e mi diverte sentire uno straniero aprlare con occhi innamorati del mio paese e della mia lingua, di quella Roma che mi ha ospitata per quasi 7 anni, e di cui ho avuto un’esperienza diversa rispetto a Lizbeth. La mia, molto meno glamorous. Riascolto i pezzi dove ripete il delirio di un tifoso di calcio durante una partita, e lo traduce in inglese, e mi scompiscio dalle risate, da sola nella mia macchina. Una cretina.

Ricordi offuscati delle ultime 24 ore, nel frattempo. Dumpling a Chinatown, guidare attraversando lo spazio tra i sobborghi e il centro citta’ (si potrebbe dire attraversare lo spazio sociale tra queste due realta’), due film sulla Guerra. Uno mortalmente angosciante, Hiroshima Mon Amour. L’altro meraviglioso, Far From Vietnam. La Cinematheque dove ci confondiamo con altri radical chic, eta’ media sara’ almeno dui 55 anni, facce intellettuali e occhialute attorno. E noi che ci facciamo qui, mi chiedo? Perche’ per andare a vedere un documentario ti sembra invece di finire dentro a un esperimento sociale? Sento il peso delle intelligenze che mi circondano, non mi sento all’altezza, io profana con una cultura cinematografica ridicola. Passeggiare per Melbourne la sera, zigzaggare tra le lane, sbirciare dentro i bar nei semiinterrati, luci suffuse, calici pieni di vino, non sono affollati, in fondo e’ mercoledi sera, ma sembrano caldi. Sono cozy. La luna e’ enorme sopra le nostre teste, parliamo poco, scossi per le scene viste nel documentario, per quella realta’ che abbiamo incontrato viaggiando, e oggi abbiamo reincontrato. Sono passati 2 anni dal viaggio in Vietnam, stiamo per ripartire. Rivedo le strade di Hanoi, brulicanti di vita. E scaccio considerazioni piu’ generali sul partire, restare, cambiare, blab la bla, che mi sono rotta di pensare, e’ tardi, ho sonno, voglio solo godermi il silenzio, e il camminare per delle strade la notte senza bombe che cadono intorno, senza contenitori di cemento in cui infilarsi per salvarsi la vita.

Ricordo ieri sera, ma non sono ancora le 10 del mattino, e non ho voglia di filosofeggiare, di ripensare ai film visti, voglio solo godermi sensazioni pure, ricordi. Buona giornata.

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EffeFemmina

Francesca V., 30 anni. Insieme a Francesco (la EffeMaschio) decide di mollare tutto e partire per un viaggio intorno al mondo...Ed è li che inizia l'avventura che raccontiamo in questo blog... ;)

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