Keep Calm, in fondo e’ solo un lavoro…

L’altro giorno ho sfanculato il lavoro della mia vita, ma non ditelo a mio padre… (per chi non conoscesse mio padre puo’ leggere il seguente post  ;)

Era una bella giornata, mi sono alzato un po’ piu tardi del solito, fatto una doccia, preparato un caffe e vestito, pronto ‘to chuck a sickie’ (che nello slang dei fancazzisti Australiani esprime il concetto di “prendere un giorno di malattia anche se stai benissimo…”). In realta’ non stavo proprio bene, avevo un leggero prurito ai piedi che solo un colloquio con la mia futura manager avrebbe potuto curare.

Mi vesto casual, niente abito, solo pantalone a scacchi, camicia blu e giacchetta grigia, mi guardo allo specchio.
“Tu mi assumeresti conciato cosi’?” chiedo girandomi verso EffeFemmina ed allargando leggermente la giacchetta con le mani per meglio mostrare il non abbinamento dei colori.
“NO”
Risponde seccata EffeFemmina, allontanandosi verso la cucina.

Grumpy (scontrosa), penso tra me e me. EffeFemmina e’ grumpy tutte le mattine, fa parte del suo essere e la sua faccia e’ piu o meno cosi’:

grumpy_Effefemmina

Usciamo di casa, c’e’ un bel sole primaverile (anche se e’ autunno), uccellini fringuettano tutto attorno a noi, il quartiere immerso nel verde sonnecchia ancora.
Dopo 3 colloqui telefonici ed 1 di persona, la mia futura manager mi vuole incontrare ancora…dice che deve parlarmi della mia “posizione”.
EffeFemmina, da buona italiana terrona meridionale, fantastica gia’ su una possibile relazione, poi sorride. E’ passata l’ora in cui e’ grumpy ed e’ tornata la donna allegra di sempre, ma un puntino luminoso nei suoi occhi sembra dirmi telepaticamente “Se ci provi, te lo taglio”.

E’ passato circa 1 mese dall’ultimo colloquio e non speravo mi richiamassero. Sembra essere il lavoro della mia vita, un buon ruolo in uno dei “top 5 best place to work” in Australia. Stipendio alto,  flessibilita’ di orari, benefit a iosa, la quite room per la meditazione, cucina piena di frutta biologica, sauna, bagno turco, poltrone in pelle umana, segretarie in topless; come Fantozzi non mi sembra vero di poter entrare a far parte di una di queste realta’, su cui si fantasticava quando eravamo appena usiciti dall’Universita’, quando noi informatici ci masturbavamo all’idea di avventure stravaganti nelle startup della Silicon Valley.

Prendo il treno, direzione CBD (Central Business District, il centro di Melbourne), scendo vicino al Parlamento, faccio 5 minuti a piedi e sono arrivato. 20 minuti in tutto. Niente male.

Il centro e’ vivo, c’e’ gente in giro, nessuno pero’ sembra andare di fretta da queste parti. Neanche io. E visto che sono in anticipo ho anche il tempo di fare colazione in un cafe dietro l’angolo, il caffe e’ buono, il birchner muesli pure, EffeFemmina condivide con me questo momento di relax prima di salutarmi e scomparire come un ninja tra i mille negozi in cerca di un paio di scarpe.

Salgo al 31-mo piano, la vista da questa altezza e’ mozzafiato. I botanical gardens, South Melbourne ed in lontananza la baia. Giusto il tempo di fare una foto:
image (1)
Arriva la manager, appena giunta da Sydney (la_mia_manager_non_stara_nel_mio_stesso_ufficio = godo). Vestitino colorato, zaino in spalla, espressione solare, mi sorride, molla lo zaino e mi invita a pranzo.

Il mio istinto mi dice di ordinare la cosa piu costosa che c’e’ sul menu, poi pero’ l’esperienza mi suggerisce che e’ meglio prendere qualcosa di leggero e semplice da mangiare. Non e’ carino sgusciare i gamberi con le mani durante un colloquio. Decido per un’insalata. Lo stesso vale per la bibita, meglio evitare roba gassata, non vorro’ mica avere quel fastidioso risalire di aria che, nella migliore delle ipotesi, se esce senza rumore, diffondera’ nell’aria quell’odore di gamberi e cipolle sciolte dagli acidi dello stomaco? Vado di acqua.

Incredibile la commistione di cibi che c’e’ in questa citta’. Nello stesso ristorante trovi cibi asiatici, mediterranei, curry e cous cous.

Ci sono diverse insalate nel menu. Quella Vietnamita proprio no; non fraintendetemi, mi piace un sacco il cibo vietnamita, leggero e pieno di sapori ed odori particolari, ma l’insalata con quella salsina che puzza di piscio proprio non la sopporto. Mi ricorda il Vietnam >cibo di strada del nostro viaggio intorno al mondo, ed in Vietnam quella salsina dalla puzza di piscio era dappertutto e bastava averla sul tavolo, vicino al cibo, per scatenarmi conati di vomito. Decido per la caesar salad, sembra la piu semplice, con pollo ed avocado. Si e’ lei, niente da sgusciare, semplice da mangiare e di rapida digestione.

“Ti suggerisco l’insalata vietnamita, e’ fantastica” Dice lei

“Perfetto, la provo” rispondo io

“Con salsa al lato” chiede lei al cameriere

“Anche per me” aggiungo io con un tremolio nella voce

 

Iniziamo a chiacchierare del piu e del meno, questo tempo che e’ pazzo a Melbourne, oggi fa caldo, domani fa freddo, e le stagioni che non sono piu quelle di una volta.

“Chissa’ magari il climate change mette a posto il tempo a Melbourne” dico io sorridendo.

Non sorride, forse non coglie la battuta, o forse ha votato i green alle scorse elezioni. in entrambi i casi sono fottuto.

Il mio pensiero va al primo colloquio telefonico con lei, mi raccontava di quanto fosse multiculturale il loro ufficio, ragazzi che venivano da tutte le parti del mondo, un mix incredibilmente vario.
“Anche dove lavoro adesso” le raccontai “c’e’ un bel mix di persone, un Malesiano, un Cinese, un Francese, un Brasiliano mezzo Italiano e mezzo Tedesco, un Inglese che e’ cresciuto in Germania ed una ragazza del Queesland. E la ragazza del queensland parla un ottimo Inglese!”

Aveva riso alla mia battuta ed aveva aggiunto che anche lei era del Queensland.
Arriva l’insalata.

“Abbiamo deciso di assumerti” dice lei sorridendo.

La puzza di piscio inizia a salire verso le mie narici. Incredulo cerco di concentrarmi su di lei e non sull’odore della salsa con cui dovro’ condire la mia insalata vietnamita.

E mi srotola tutti i dettagli favolosi, il corso di due settimane a San Francisco, nel cuore della Silicon Valley, tanto per iniziare, ed il benefit 1 … il benefit n
Mi sembra di essere in paradiso, e di fronte a me San Pietro che mi chiama e sotto di me l’odore infernale dell’insalata.

“Grazie, e’ fantastico! Sarebbe bellissimo poter iniziare a lavorare nella societa’ dei miei sogni, solo che c’e’ una cosa che devo dirti prima”

E gli srotolo il mio programma. Tra meno di due mesi torno in Italia per sposarmi, poi parto per il viaggio di nozze.

“Che bello dice lei! Congratulazioni! E per quanto tempo sarai in viaggio?”

“3 mesi, e’ un giro del mondo”

“Che invidia” dice lei incredula.
Mi sta offrendo il lavoro della mia vita ed io le sto dicendo che tra due mesi manchero’ per 4 mesi e tornero’ a Melbourne ad Ottobre.

“Sai, non vorrei che questo potesse essere un problema per l’assunzione…” dico io. Eccerto coglione, questi hanno la fila di persone piu giovani ed intelligenti di te che darebbero il culo per lavorare con loro. E tu manco hai firmato il contratto e gli stai gia’ chiedendo 4 mesi di ferie.

“Capisco” dice lei “devo parlare con il mio boss per vedere cosa ne pensa e ti faccio sapere al piu presto”

E cosa deve pensare il boss? sara’ sicuramente uVietnamniano, selezione naturale, avanti il prossimo!

Nel frattempo ho mangiato un quarto dell’insalata facendo attenzione a respirare con la bocca e non con il naso. Trucco imparato quando entravo nei cessi e nei ristoranti Vietnamiti.

Ho la sensazione che stia aspettando che io finisca la mia insalata per congedarmi
“Io ho finito” sorrido e lei guarda il mio piatto mezzo pieno.

Faccio a finta di voler pagare il conto e lei dice che insiste per pagarlo lei. Beh se insisti…
Esco per strada, il mondo attorno a me e’ in movimento, i business men si mescolano con i turisti. Il sole e’ alto e l’aria e’ fresca.

Tiro fuori gli occhiali da sole dal taschino e cammino per un po’ per la citta’, spinto dalla folla, riflettendo su quello che e’ appena successo. Ho buttato nel cesso un’opportunita’, una di quelle che non capitano tanto spesso nella vita lavorativa. Una di quelle che forse non capitera’ piu. Era la di fronte a me qualche minuto fa ed io ho detto “no grazie”.
E l’ho fatto per un viaggio intorno al mondo, un viaggio di tre mesi tra Centramerica, Giappone e Cina. Un viaggio per sentirsi nuovamente parte della grande bellezza che e’ il pianeta terra, per respirare culture diverse, per rimanere ancora a bocca aperta di fronte alle meraviglie del mondo.

Ne sara’ valsa la pena? come in sliding doors vorrei vedere le mie due vite parallele per metterle a paragone, ma non lo sapro’ mai. Che un viaggio intorno al mondo non mi bastava?
Dubbi si attenagliano nella mia mente. Forse il grande capo dira’ che va bene, chi se ne frega del business quando puoi avere un dipendente che si prende 4 mesi di ferie due mesi dopo essere stato assunto? E’ un eroe o un imbecille, si stara’ chiedendo?

Arriva un’email. Mi fermo, alzo gli occhiali da sole sulla testa e leggo. E’ lei, mi scrive che non e’ possibile per loro, che l’uomo del monte ha detto no, mi fa gli auguri per il matrimonio ed il bellissimo viaggio, e figli maschi.

 

Tiro un sospiro profondo, ripongo il cellulare nel taschino e rimetto gli occhiali da sole.

“Sti cazzi, e’ solo un lavoro” penso perdendomi nella folla

Di lavori ce ne sono tanti, la vita, invece, e’ una sola.
Merda, mio padre stara’ leggendo il blog…

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EffeMaschio

Francesco M., 31 anni, Informatico. Insieme a Francesca (la EffeFemmina) decide di mollare tutto e partire per un viaggio intorno al mondo...Ed è li che inizia l'avventura che cerchiamo di raccontare in questo blog... ;)

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