L’isola delle spezie

Volevamo regalarci un pò di Caraibi, ma non quello sputtanato dei resort a 5 stelle o dei moli turistici per le navi da crociera o delle orde di turisti americani (Cancun ci è bastata). E cosi siamo finiti a Grenada.
E ci abbiamo trovato di tutto, dai rastaman alle isole di sola sabbia con solo le palme sopra, dalla jungla impenetrabile alle palme di fronte all’acqua turchese, dalle fabbriche di rum alle piantagioni di noce moscata, dal cioccolato ecologico al vulcano sottomarino.
Siamo stati qualche giorno nell’isola più’ grande: abbiamo vegetato nella bellissima Grande Anse Beach e nella più’ intima Mourne Rouge, abbiamo attraversato la jungla al centro dell’isola su dei pulmini sgangherati locali, con la musica soca sparata a tutto volume, con la gente che sale, scende e consegna pacchi e buste agli amici, oppure va a farsi la spesa mentre noi aspettiamo.

Abbiamo visitato la peggiore fabbrica di rum dei Caraibi (altro che peggiori bar di Caracas!), dove il rum (o ron) si produce ancora usando il mulino ad acqua per spremere la canna da zucchero, il forno a legna nel processo di distillazione e fermentazione, e si imbottiglia a mano. Il ron è veleno puro, l’igiene è sconosciuto in tutto il processo, statene alla larga se vi capitasse di vedere su uno scaffale una marca chiamata Rivers.

Abbiamo visto la tempesta tropicale Ernesto passarci accanto mentre rischiava di diventare uragano: abbiamo preso la barca per Carriacou e Martinica il giorno dopo il passaggio di Ernesto, ed EffeFemmina non si è mai cagata tanto su una barca come stavolta (barca? barchetta o bagnarola rende meglio!).
A Carriacou abbiamo beccato la regata, e qui abbiamo veramente fatto il pieno di musica soca, sparata a palla per strada o dagli altoparlanti di una discoteca. La musica è sempre un fatto collettivo, in Centro e Sud America: il concetto di cuffie e auricolari è sconosciuto, la musica si deve condividere. Non importa che sia col cellulare in un museo o in un bus notturno, o uno stereo che spara salsa alle 6 del mattino, o un bus pubblico, o un radione per strada: l’importante è la condivisione. I tamburi si sentono forti nella soca, il ritmo è veloce, e la discoteca è un perfetto baccanale, con corpi e fianchi che ondeggiano ossessivi e si strusciano sotto l’acqua degli idranti.

Ecco i Caraibi di fronte a noi: ritmo, sensualità, mamma Africa. Le facce sono nere a Grenada, dai tempi della colonizzazione non è rimasto un bianco: i discendenti degli schiavi portati qui per oltre due secoli sono rimasti soli, e nonostante al Museo Nazionale troviamo materiale sufficiente sulla storia della schiavitu’ nell’isola, non capiamo dove siano spariti i padroni e proprietari terrieri bianchi. Cosi diversa da Cuba, qui l’Africa si respira di più’. E così diversa dall’Argentina, dove non è rimasto un nero.

Che strano pensare che queste 3 isole formino uno stato indipendente, con una bellissima bandiera colorata con la noce moscata al centro. Siamo nell’isola delle spezie, gli odori ti avvolgono al mercato. E vedendo la bandiera portata in trionfo alle Olimpiadi ci piace pensare che l’odore di nutmeg abbia invaso anche Londra per un giorno.
Petite Martinica è deludente, acqua sporca e spiaggia non fenomenale; forse sarà vedere di fronte il piccolo paradiso di Petit S. Vincent che oscura la bellezza dell’isola? Almento a Petite Martinica si può metter piede, mentre l’altra è privata e, guarda caso, c’è un resort per ricchi che non vogliono essere disturbati: ci raccontano che ogni unità ha una bandiera a disposizione. Quando la bandiera è issata, gli ospiti hanno bisogno di qualcosa e un cameriere accorre…se la bandiera non viene issata, l’ospite ha diritto di stare in isolamento.
Carriacou invece è bellissima, bellissima la spiaggia di Paradise Beach e soprattutto bellissima Sandy Island. 5 minuti di barca portano a questa minuscola distesa di sabbia con qualche palma e arbusto, con un fondale da acquario, coralli e pesci colorati, e un’acqua di un colore indescrivibile. Le navi della regata ci passano accanto, e il posto è talmente poetico, talmente perfetto, che a EffeFemmina scappa qualche lacrima di commozione.
Bellissimi Caraibi. Solo un rammarico: non aver usato l’isola per risalire le Grenadine e i Caraibi. La prossima volta, in barca a vela ;)

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