Il lago sagrado

Dopo il Salar de Uyuni, La Paz e l’Amazzonia, e’ tempo di entrare in Peru: il 4 Giugno abbiamo appuntamento per iniziare il volontariato con l’Aldea Yanapay, ma prima di dirigerci a Cusco vogliamo fermarci sul Lago Titicaca, il lago sacro degli Inca.
Arriviamo a Copacabana, sul lato boliviano del lago, con l’intenzione di passare una notte all’Isla del Sol, ma la caquita di cui EffeFemmina e’ preda cambia un po’ i piani: cosi EffeMaschioi va in visita dell’isola, mentre EffeFemmina dorme e beve sali minerali in albergo.

L’Isla del Sol e’ un luogo sacro per gli Inca, abbondano le leggende sul suo conto, dagli dei nati dalle sue acque ai tesori nascosti nei suoi fondali.

L’idea di EffeMaschio e’ di attraccare alla parte nord dell’isola e di attraversarla verso sud per un totale di circa 3 ore e mezza di camminata, per poi riprendere la barca per Copacabana.

Ma non ha fatto i conti con l’altitudine, siamo a più di 4200m e dopo aver impiegato circa 1 ora per fare meno di 1 km per raggiungere con l’affanno delle rovine, decide di rinunciare e arriva alla parte sud dell’Isla del Sol con una piccola imbarcazione…
L’isola e’ bellissima, piena di terrazze che gli antichi Inca utilizzavano per coltivare il terreno ripido delle montagne di queste parti. E’ molto strano vedere una vegetazione lussureggiante, visto che siamo oramai abituati ai paesaggi aridi di questi altipiani. A tratti sembra di essere in Toscana, con belle casette circondate di muretti a secco, alberi molto alti ed animali al pascolo.

Le rovine sono molto antiche, si dice che il dio del sole (Inti) sia nato qua, emerso dal lago e che i pellegrini per arrivare al tempio dovessero passare tre porte, ognuna vigilata da un sacerdote il cui compito era quello di far fare esame di coscienza ai visitatori, di scoraggiarli, perche solo i più puri potevano raggiungere il tempio.

A Copacabana salutiamo Aude e Nicolas, che sono diretti velocemente verso Cusco e Machu Picchu per proseguire il viaggio verso la Colombia, mentre noi staremo a Cusco per qualche tempo causa volontariato e trekking di EffeMaschio.
Passiamo il confine per arrivare a Puno, vogliamo visitare le isole sul lago che stanno sul lato peruviano.
Ci sono diverse agenzie che organizzano tour delle isole, ma non vogliamo passare per un’agenzia: preferiamo lasciare i soldi alla comunita’ direttamente, evitando intermediari, e poi non vogliamo stare in un tour, vogliamo girare l’isola in tranquillita’. Cosi compriamo solo il biglietto della barca, per poi trovare una famiglia da cui pernottare una volta arrivati sull’isola di Amantani. I tipi della barca fanno parte di una cooperativa: in pratica le barche sono della gente dell’isola,e lavorano a turno. Quando abbiamo preso il biglietto ci hanno avvisati che le famiglie aspettano al porto gli ospiti.
Sulla barca scopriamo di avere una guida…che non abbiamo pagato!!! La sosta di un’ora a Uros si trasforma in una pagliacciata per turisti il cui unico obiettivo e’ spillarci soldi :S la gente viene fatta vestire con i vestiti tipici, DoppiaEffe si defila di soppiato, chiedendosi incredula come sia finita in cio’ che ha cercato di evitare!

Arrivati ad Amantani veniamo assegnati a una famiglia: ovviamente, come avere dei dubbi, sono i più’ strani di tutti…non ci accompagnano da nessuna parte, al contrario delle altre famiglie, e appena finito di mangiare rovesciano sul tavolo un’orrenda collezione di cuffie :S Compriamo l’unica carina, l’ennesima da bimba, imbarazzati per il modo di fare un po’ rude della famiglia.

La cena si rivela più interessante, nella casa della famiglia c’e’ un ospite, Antonio, un signore minuto di mezza eta’ (peruviana, ossia circa 40) con in testa il suo cappellino con paraorecchie colorato che tutti usano da queste parti. Parla un po più di spagnolo rispetto al capofamiglia (da queste parti si parla Quechua) ed intavoliamo una discussione all’inizio interessante sulla cultura locale, sulla storia, ma e’ quando iniziamo a parlare delle religioni e della profezia Maya che Antonio, come tutti i matti che all’inizio sembrano normali, si lascia andare del tutto. Inizia a parlare delle profezie di Isaia sulla fine del mondo, dei Maya, di Nostradamus, dice che sente le voci di notte, e’ il Signore che lo chiama, ha visto degli unicorni volare in cielo un giorno, le stagioni non sono più quelle di una volta, tutto coincide insomma, la fine del mondo e’ vicina, ci sara’ un grande terremoto che distruggera’ Lima il 17 di Giugno (e qua EffeMaschio, con delicatezza, si tocca le palle perche’ DoppiaEffe sara a Lima proprio quel giorno). Perche proprio a Lima? incalziamo. Perche il prossimo messia sara’ peruviano, non c’e’ dubbio, e’ gia fra noi, ma necessita di un evento straordinario per emergere, ed allora nessun esercito potra fare nulla contro di Lui…Ad un certo punto crediamo che ci stia per svelare che in realta’ il messia e’ lui ed il posto in cui si nasconde Elvis, ma non lo fa.
Terminiamo la cena e salutiamo Antonio dopo aver gentilmente scansato una sua richiesta di indirizzo a cui scriverci gli aggiornamenti sul messia e sulla fine del mondo.

La notte dovrebbe esserci uno show, ci invitano a partecipare anche se non abbiamo pagato. Cosi dopo cena chiediamo al tipo della famiglia dove si svolge la festa, e lui cade dalle nuvole: non sa dove sia, non ci puo’ accompagnare, forse e’ lontana, servono 40 minuti a piedi. Vabbe’, abbiam capito, non c’hai un cazzo di voglia!!!
Ma da casa si sente la musica…vogliamo uscire per salutare i ragazzi incontrati la mattina e per sentire musica. Ci rifila 2poncho, e ce ne andiamo da soli.
Arrivati alla piazza, dove sta la musica, scopriamo che quella non e’ la nostra festa: ci troviamo in mezzo a una gita di studenti peruviani 18enni al 1anno di universita’ (Facolta’ di turismo) , che ballano musica tipica e ci fanno ballare attorno a un falo’, e ci costringono a fare foto con tutti, tipo divi del cinema…be effettivamente con quei ponchi siamo un po ridicoli anche per dei peruviani…che ridere! Super seratona, pericolo travestimento scampato. I ragazzi di Trento incontrati la mattina ci confermeranno poi xemail che non abbiam perso nulla,solo una pagliacciata turistica…ci e’ andata bene!
Non ricorderemo pagliacciate turistiche, ricorderemo il falo’, del calore dei ragazzi, e una bellissima luna piena che illumina in tonalita’ di grigio il cammino di pietra del villaggio, il silenzio.
La mattina dopo non possiamo proseguire in barca fino a Taquile, perche’ dobbiamo arrivare in giornata a Cuzco, e quindi dobbiamo prendere al massimo il bus delle 11e30. Cosi ci svegliamo alle 4 per prendere la barca delle 4:30, che ogni domenica porta la gente del villaggio sulla terra ferma, dove si svolge una feria, ossia mercato: viaggiamo in mezzo alla moltitudine degli isolani, vestiti nei loro abiti tipici, con le gonne colorate, i lunghi scialli, le trecce, i bambini caricati nel sacco dietro le spalle, che va al mercato per fare acquisti o per vendere la sua mercanzia, come la signora puzzolente seduta accanto a EffeFemmina che probabilmente nascondeva del pesce nel suo sacco colorato.
Ridiamo per aver scampato una giornata turistica nell’isola di Taquile, ed esserci invece trovati nel mezzo di uno spaccato di vita tipica di queste isole, in bilico tra modernita’ e tradizione.
Ancora una volta ci chiediamo da che parte penda la bilancia del turismo, se dalla parte dei benefici per le comunita’ rurali o dalla parte della distruzione di una cultura antica. Queste comunita’ erano dedite alla pesca sul lago e all’agricoltura, oggi sopravvivono grazie al turismo: i saperi antichi si perdono, gli abitanti diventano come noi, incapaci di sopravvivere nel proprio ambiente con mezzi di sostentamento semplici. E quando la crisi in Europa e USA fa diminuire i turisti, la crisi arriva anche qui, in queste comunita’ turista-dipendenti…i muti sub-prime e le famiglie di Amantani, che non dovrebbero avere niente a che vedere, si trovano invece nello stesso circolo. Fa tristezza vedere che il pannello solare serve per ricaricare le pile per vedere la tv la sera, ma in fondo che diritto abbiamo noi di giudicare il loro desiderio di vedere la tv? Perche’ noi dovremmo poter vedere il Grande Fratello, e loro no? Non e’ forse razzismo anche il pretendere che gli altri continuino a vivere in modo ancestrale, mentre noi siamo liberi di usare la nostra tecnologia? Mi ricorda il mito dell’uomo nello stato di natura di Rousseau, e penso che rischiamo di cadere nello stesso cliche’. Ci dev’essere un modo per accedere alla tecnologia e allo “sviluppo” senza cadere negli orrori occidentali…come possiamo aiutarli a salvarsi, salvando le loro tradizioni e andando verso il futuro vivendo come uomini di questo millennio, con acqua, elettricita’ e Internet, senza diventare una succursale europea o US?
Dalla Thailandia alla Cambogia al Peru il problema pare essere sempre lo stesso: assenza di un modello sociale innovativo e rivoluzionario, che coniughi tradizione e progresso. Sembra che la strada obbligata sia quella del neon e dell’hamburger. Deve per forza essere cosi?

 

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