Un arrivederci senza malinconia

Il giorno della mostra fotografica a Cagliari abbiamo avuto il piacere di incontrare Dario: Dario è un ragazzo romano che ha conosciuto questo blog casualmente, tramite un altro blog di viaggi. Ci ha seguiti durante il nostro peregrinare e ci ha fatto il bellissimo regalo di venire a trovarci e conoscerci a Cagliari il giorno della mostra fotografica. Tra una chiacchiera e l’altra, ci ha fatto notare che dopo Grenada non abbiamo più scritto…ed effettivamente manca un qualsiasi pezzo su San Francisco. E quindi scriviamo per te Dario :)

Non so perchè non abbiamo scritto prima…non so nemmeno se sia del tutto casuale. California, l’american dream, uno stato che è da solo la 7° economia mondiale. Forse non ne abbiamo scritto perchè siamo tornati poco dopo a casa, e ci è sfuggito. Ma forse anche perchè ci viene un po’ difficile parlare degli Stati Uniti dopo questo viaggio, senza farci coinvolgere emotivamente.

EffeFemmina voleva visitare San Francisco, EffeMaschio ci era già stato precedentemente diverse volte. EffeMaschio sostiene che San Francisco è l’unico posto in cui potrebbe vivere negli USA. San Francisco è una bella città, sono belle le sue strade che conosciamo attraverso i film, i cable car che fanno up and down sui colli, le case vittoriane a due piani, i parchi, il Golden Gate che fa capolino dalle nuvole. Però.

Però non riusciamo a guardare più questo paese in modo imparziale, dopo essere stati in Vietnam, in Cileia-e-cambogiani/”target=”_self”title=”cambogia” >Cambogia, in Cile,  in Argentina, in Laos, a Cuba, a Grenada, in Messico. Ovunque hanno lasciato una traccia, che talvolta è fatta di bombe e invasioni, ma è sempre fatta di sangue. E raramente è il loro. Non che prima provassimo particolare simpatia nei confronti della loro politica estera. Ma dopo essere stati a Saigon al museo sulla guerra del Vietnam, dopo aver visto in Laos i risultati delle loro bombe e dell’Agent Orange, dopo aver sentito il discorso di Allende poco prima di morire in un golpe voluto (e organizzato?) dalla CIA, dopo aver visto gli effetti delle politiche contro i narcos…ora il paese ha completamente perso qualsiasi fascino, è retrocesso nella lista dei posti da visitare finendo in fondo alla classifica. E quindi San Francisco paga questo, in modo ingiusto, lo ammettiamo.

In questo viaggio abbiamo imparato che non dobbiamo chiamarli americani, perchè l’America è grande, ed è fatta dal Nord, dal Centro e dal Sud. E non dobbiamo nemmeno chiamarli nordamericani, perchè anche il Canada sta a Nord, ma è un’altra cosa. Ma credetemi, anche sforzandoci, è difficile non chiamarli americani, perchè la loro egemonica influenza ci ha abituati a metterli al centro del mondo. Americani, come se dall’Alaska alla Terra del Fuego ci fossero solo stelle e striscie.

Guardo la tollerante San Francisco, e riesco a vedere solo le contraddizioni. Gli homeless che abbondano, in questo angolo di terra di suolo statunitense, l’unico posto in cui possono godere di un welfare, invece di essere considerati soltanto come dei perdenti nel modello americano del self-made man. E’ la città col welfare migliore negli USA, la città dove si fa più volontariato, la città più politicamente progressista degli States. Ci fermiamo a chiacchierare con una simpatica signora che cura un orto cittadino in pieno centro, e vediamo un lato progressista, ricco e colto, che vive pensando alla verdura biologica, che chiede un cambio della politica energetica perchè sa che il climate change è un problema globale, e vota Obama. La mattina dopo conosciamo una homeless di 92 anni suonati, con Dottorato in Chimica, sfrattata perchè con la pensione non può pagare l’aumento dell’affitto, e l’altra faccia del Paese ci arriva prepotentemente in faccia. Non te le aspetti a S. Francisco le code per la distribuzione dei vestiti, con mamme e bambini. Non te li aspetti gli homeless 90enni, che chiedono anche dignità, non solo un tetto dove stare. Non ti aspetti di trovare di fronte a una biblioteca un’associazione di volontariato che insegna a leggere e a scrivere…perchè negli US non ti sembra possibile che uno su cinque non sappia leggere e scrivere correttamente.

Non te lo aspetti, punto. Ti aspettavi i colli, i tram, il sushi, i caffè italiani, i dock pieni di turisti. Invece trovi lui:

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Un libro di storia moderna che ti parla, e ti racconta di questa società pazza, che mente su tutto, si finge benestante, si finge bella. Ma sta male, sta seriamente male.

Abbiamo fatto un giro con la macchina per San Francisco, abbiamo attraversato il Golden Gate, guardato il panorama dall’alto del ponte, abbiamo passeggiato a Sausalito, nella Redwood Forest, attraversato la Napa Valley e sorseggiato vini e visitato vinerie nella Sonoma Valley, visitato Berkeley e la Stanford University, attraversato la Silicon Valley  e siamo andati alla ricerca della sede di Google (e le abbiamo trovate!).

Si, passerà del tempo prima di tornare da queste parti, c’è un altro pezzo di mondo da vedere prima che la cultura egemonica made in US, i Fondi Monetari e il WTO se lo mangino…è quel pezzo di mondo fatto da Birmania, Filippine, Iran, Cina rurale.  Ed è un arrivederci senza alcun tipo di malinconia. Enjoy the pictures.

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9 Responses

  1. zaza scrive:

    Bel post EffeMaschio!

  2. EffeMaschio scrive:

    Dai scrivi in bel post che lo pubblichiamo qua sul blog!

  3. Dario desideri scrive:

    Che forti che siete mi dedicate anche un post del vostro viaggio…Frisco é spettacolare come già avevo potuto constatare studiandoci sopra essendo la mia prossima tappa di viaggio, i particolari che voi avete captato sono profondi, non tralasciando aspetti economico-sociali non indifferenti i quali al giorno d’oggi vengono messi da parte.
    A presto ciao!!!!

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