Buddismo for dummies

E’ passato esattamente un mese da quando siamo partiti per il nostro RTW.

Siamo a Luang Prabang, abbiamo deciso di rimanere un giorno in più del previsto in questa città così calma. In un cafè di fronte al fiume mi sento ispirato a riflettere per un attimo, a mettere insieme le cose che abbiamo appreso in questo mese sul tema del buddismo e dei monaci buddisti, ed a scrivere.

Abbiamo oramai attraversato la Thailandia da sud a nord e siamo entrati nel Laos. Abbiamo visto centinaia di wat (templi) ed incontrato altrettanti monk (monaci buddisti) un pò dappertutto; nei templi e nei mercati, per le strade e sulle barche, sui tuk tuk e nei bus

All’inizio osservavamo, per cercare di capire cosa facessero questi monk, come vivono. Li vedevamo in giro all’alba nei mercati, scalzi con la tipica veste arancione che lascia scoperta una spalla e con una bowl (grosso contenitore metallico) in spalla, con la gente che vi inseriva di tutto, dal riso alle infradito, dalla frutta al caffè. Beni di prima necessità insomma.

E poi tante statue del buddha, ovunque nei templi, quelli più grossi ne contengono centinaia, di tutte le dimensioni in diverse posizioni: lo standing buddha (in piedi), il reclining buddha (steso di lato) con la mano alzata, la mano abbassata, la mano di lato, e poi tanti dipinti nei templi che mostrano il buddha, ma anche altre figure, gente torturata, animali, personaggi.

Dopo diverse ricerche e chiacchierate (anche con i monaci stessi, che in alcuni templi permettono ai visitatori di dialogare con loro per migliorare il loro inglese) ecco cosa abbiamo capito:

Sulla storia del buddha non abbiamo studiato molto, quindi ci mancano un pò di dettagli. A quanto pare il buddha, prima di diventare buddha, era un principe chiamato siddhartha. Dopo averne viste di cotte e di crude decide di ritirarsi in meditazione, vuole capire cosa genera sofferenza nell’esistenza umana e come è possibile lenire tale sofferenza per rendere migliore la vita di tutti. Ed è proprio durante una delle sue meditazioni, con le gambe incrociate, sotto il bodhi tree (un ficus mastodontico, con radici e tronco intrecciati tra di loro, oramai considerato quasi sacro e detto più comunemente ficus religioso) che raggiunge l’enlightment (l’illuminazione). Grazie all’illuminazione è in grado di discernere esattamente il bene dal male, ovvero i pensieri benigni da quelli maligni. I monaci ed i buddisti in genere credono che da pensieri buoni scaturiscano azioni buone, mentre viceversa da pensieri negativi scaturiscono azioni relativamente cattive.

I monaci studiano e meditano per tanti anni proprio per raggiungere questo enlightment, solo la meditazione e lo studio degli insegnamenti che il buddha ha lasciato portano a raggiungere l’enlightment. Alla mia domanda pagana e provocatoria di “quanto tempo ci vuole per raggiungere l’enlightment”, il monaco scuote la testa e sorride. Non c’è un periodo fisso, dipende, dipende dalla persona, ma tutti possono raggiungerlo anche coloro che non sono monaci, anche la “gente comune”. L’importante è seguire e studiare a fondo gli insegnamenti del buddha e meditare tanto, solo così si può raggiungere l’illuminazione.

L’illuminazione non è una cosa astratta, non è come la fede, il credo, la salvezza. L’illuminazione è qualcosa di molto concreto. Si tratta di acquisire la capacità di controllo totale della propria mente e dei propri pensieri. Solo controllando la direzione in cui va questo mostro incontrollabile che è la mente, si riescono ad allontanare i cattivi pensieri  con essi le cattive azioni. Si riesce invece a produrre ed alimentare solo buoni pensieri e di conseguenza buone azioni, azioni positive che rendono la vita migliore ed allontanano la sofferenza, perchè la sofferenza è generata dai cattivi pensieri, da quelle che noi chiamiamo comunemente pippe mentali. Questo non ce lo hanno detto i monaci ma l’ho letto io tra le righe :)

Un’altra cosa che ho inteso, è stata la risposta  mia profana domanda, ovvero “ma come si può essere certi che i pensieri e le azioni che di fanno siano buone e non cattive?” La risposta che ho inteso è stata più o meno la seguente:

” è perchè si è raggiunti l’enlightment, è da mezz’ora che ne parliamo, caxxone”. Effettivamente adesso tutto torna, con l’enlightment il singolo riesce a distinguere il bene da male, senza se e senza ma, sena pippe mentali, questo è giusto e questo è sbagliato…mica male.

I monaci da canto loro, vivono una vita frugale, quando decidono di diventare monk mollano tutti i loro averi, non hanno più niente. Questo li aiuta nel loro percorso verso l’enlightment, se non hai nulla hai pensieri in meno ed è più facile controllare la propria mente. Iniziano da giovanissimi, alcuni anche a 10 anni. Alla mia domanda superficiale di “qual è l’età giusta in cui iniziare a studiare per diventare monaci” mi viene risposto :”l’età giusta è quella di un uccello che può spiccare il volo, altrimenti quando l’albero viene scosso con forza i pulcini che non sanno volare cadranno giù”. E poi studiano studiano e studiano. I teachings (inegnamenti) del buddha non sono mica pochi, sono raccolti in circa 45 volumi spessi 4 dita e loro li devono imparare a memoria…mica nella loro lingua però, il lingua Bali (l’antica lingue indiana di Buddha, che era indiano). Il monaco ci confessa a bassa voce che questa lingua è maledettamente difficile d imparare, l’inglese in confronto è una barzelletta.

A 17 anni possono diventare “novizi” e dai 20 in poi monaci veri e propri. Dopo di che possono decidere di mollare tutto e ritornare alla vita comune e poi ricominciare a fare i monaci. Il buddha non da limite alle volte in cui una persona può diventare monaco. Ma un antico proverbio cinese, mi confidano, dice che se lo fai per più di tre volte sei un paraculo (più o meno questo era il significato di quello che mi hanno detto).

Il monaco, dicevo, non possiede nulla e come tale la mattina deve procacciarsi il cibo, è per questo che va al mercato all’alba ed accetta le donazioni che i commercianti e le persone comuni gli fanno. Con quelle pranzeranno solamente, perchè la cena non è contemplata. Si beve solo dell’acqua per cena….

è per questo che i monaci sono molto rispettati dalla società civile. è gente di elevata moralità, studiosi e perpetratori degli insegnamenti di buddha, alcuni hanno anche raggiunto l’enlightment. La gente li aiuta come può, anche i più poveri gli donano un pò di riso, i più ricchi acquistano grossi “cesti” con tanta roba dentro. Nei paesi non comunisti, sugli autobus hanno i posti riservati, pagano i biglietti dei mezzi di trasporto la metà (mostrando il loro tesserino da monaci però, poichè pare ci sia tanta gente che si rasa i capelli e si mette la veste arancione usurfruire dei benefici dei monaci, come da noi i falsi preti). Nella società Thailandese quasi tutti, anche per un breve periodo della loro vita, studiano per diventare monaci. è utile ed è gratis, chi non può permettersi di andare a scuola sceglie questa via per avere un educazione. Ha un’utilità sociale insomma.

E poi ci sono le donazioni, tanti cittadini fanno donazioni quando vanno a visitare i templi e grazie a queste donazioni i templi ed i monaci riescono a tirare a campare ed a continuare i loro studi e le loro meditazioni. La EffeFemmina, col suo tipico fare irriverente ed anticlericale chiede per quale motivo, in alcuni templi, viene chiesto di fare donazioni per “avere più fortuna”, o per “rimanere in buona salute” o per ” far andare bene il proprio business”. Non è questo forse un modo poco carino per scroccare i soldi alla gente approfittando della loro buonafede? I monaci rispondono che questo non è buddismo e che in Thailandia in particolare il buddismo è stato fuso dalla gente del posto con le credenze popolari in vari spiriti (della fortuna, dell’amore, della salute, etc.) di origina induista. E’ anche per questo che fuori da ogni abitazione, tutti possiedono un piccolo altarino, è la casa degli spiriti ci dicono, che tiene gli spiriti cattivi lontani dalla casa e funge da abitazione per gli spiriti dei loro antenati, per questo lasciano quotidianamente del cibo sull’altare.

E’ da questa fusione che nasce la distorsione delle donazioni a scopo di ricevere qualcosa in cambio. Però va bene così, i soldi non bastano mai per ristrutturare le migliaia di templi. Poi aggiungono, con mia somma sorpresa, che Buddha non è considerato un dio ma piuttosto un super uomo. Non si prega a buddha perchè buddha non c’è più e neanche il suo spirito. Si medita solamente per raggiungere l’enlightment, si studia, le preghiere non servono a nulla, la gente prega gli spiriti indù piuttosto. Le donazioni sono considerate un atto caritatevole che, essendo una buona azione, è un passo in più verso l’enlightment.

Per trarre le conlusioni, alla fine, quello che emerge è più o meno quello che la saggezza continua a ripeterci in tutte le religioni ed in tutte le salse. E’ pressapoco quello che dice anche Terzani (uno degli ispiratori del nostro viaggio in Asia) nei suoi ultimi scritti, quando oramai ha raggiunto l’apice della sua saggezza. L’importante è raggiungere l’equilibrio interiore, scacciare i pensieri negativi e sostituirli con quelli positivi, comportarsi bene con il prossimo e con se stessi, gioire della vita, di ciò che si possiede; l’ottimismo aiuta a vivere meglio, la positività aiuta a raggiungere la pace interiore ed ad allontanare la sofferenza, quella mentale, che ognuno di noi porta dentro di se. Ogni religione, ogni credo da la propria visione di quale sia la strada da seguire per raggiungere questa serenità, ma sta ad ognuno di noi avere la capacità e la forza di raggiungerla con o senza gli insegnamenti del buddha

Amen

Alcune foto solo per voi:

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EffeMaschio

Francesco M., 31 anni, Informatico. Insieme a Francesca (la EffeFemmina) decide di mollare tutto e partire per un viaggio intorno al mondo...Ed è li che inizia l'avventura che cerchiamo di raccontare in questo blog... ;)

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6 Responses

  1. Elastic Girl scrive:

    Soldi soldi soldi…sempre i soldi al centro, in questi templi. La semplicità dei templi di Luang Prabang è commovente, dopo lo sfarzo tailandese!

    ps: belle le foto che hai scelto! posso dirlo che qualcuna l’ho fatta io o ti rovino la carriera da fotografo? :P

  2. ivan scrive:

    E bravo franko…finalmente una descrizione all’altezza di francesca…scambiatevi i ruoli

  3. minu scrive:

    voglio raggiungere anche io l’enlightment….io non possiedo nulla…..quindi fino qui ci siamo….ora mi tocca studiare i 45 volumi….. ma penso che non C’é la poss fare :-) :-) :-).

    bel racconta…..dai dai solo dopo un mese hai imparato a scrivere ed effefemmina a fare foto. …… cosa succederà fra un mese……

  4. Christopher scrive:

    E poi? Avete fatto altri viaggi o è finita qui?

Cosa ne pensi?