Cuba, dove il passato è ancora presente

Nessun altro paese visto ha suscitato tante emozioni come Cuba.

E nonostante le sue mille contraddizioni, tra le mille trafile burocratiche stancanti, nei suoi problemi, in tutte le cose che non ci sono piaciute e di cui abbiamo scritto, ci sembra doveroso parlare dell’isola bella e viva, che vi invitiamo a visitare al più’ presto, perche’ il cambiamento e’ quotidiano…e Cuba sara’ Cuba quando spariranno le vecchie auto americane degli anni 50? O le orribili Lada mandate dai compagni russi? O senza i cartelli che inneggiano alla Rivoluzione in ogni angolo di strada?

Accendetevi un sigaro, mettete su i Buena Vista Social Club, e chiudete gli occhi…
La sagoma della palma reale ondeggia ovunque, le piantagioni di canna da zucchero e di caffè’ e di tabacco, il verde della selva. I fiumi limpidi di Baracoa, l’acqua di Cayo Jutias, la distesa bianca di Cayo Las Brujas, le sedie a dondolo nei patii coloniali. Facce di ogni colore, occhi azzurri e pelle scura, musica da ogni finestra e porta, ragazzi e ragazze bellissimi e sensuali che si muovono su qualsiasi ritmo, guidati dal proprio sangue, che evidentemente scorre a ritmo di musica. Archi, portici e balconi coloniali, belle case signorili color pastello, un antico patio con grandi finestre colorate, le piazze recintate e con al centro aiuole di fiori colorati. Le Chiese povere ed essenziali. Le Madonne nere e i riti della Santeria. Le maschere del carnevale di Santiago, i costumi scintillanti e le ballerine nere e mulatte sui carri. L’aroma di tabacco e il sapore forte di un ron Santiago Cartablanca. Il Mohito fatto con l’acqua gassata e 2 cubetti di ghiaccio. Il daiquiri frozen. La bandiera con la stella, simbolo di liberta’. La tomba del Che. Le uniche strade senza traffico del mondo, poche macchine in giro. I carri col cavallo al posto dei tram, e la gente per strada che fa l’autostop. Il mare turchese, azzurro, blu, celeste. Un vecchietto di 80 anni suonati che balla un raggaeton con la nipote, un’orchestra che suona ogni pomeriggio nella stessa piazza, e non in un ristorante turistico. Carretti che vendono frutta, la pizza venduta dalle finestre, grappoli di uva venduti sulla spiaggia, pollo fritto e riso moro da mangiare sulla spiaggia in un cartoccio. La canzone “El quarto di Tula” suonata da ogni gruppo, e storpiata in ogni possibile modo.
Sensazione di stare sospesi tra primo e terzo mondo…di essere sospesi nel tempo. O forse, di essere in un mondo con due tempi, uno lento e arcaico, e uno veloce e presente. O forse nemmeno questo: forse e’ solo che a Cuba il passato e’ ancora presente.

Guardate anche voi:
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2 Responses

  1. Simone scrive:

    Ciao!
    Bel post. Complimenti.
    Una sola precisazione. Sulla spiaggia a Cuba non si vende uva ma bensì mamoncillos.
    Hanno una buccia dura che non si mangia e un grosso nocciolo. Sono proprio quelli della foto pubblicata. A Cuba praticamente l’uva non esiste quasi.

    • EffeFemmina scrive:

      Simone, grazie per la segnalazione, hai perfettamente ragione, ho preso una cantonata, vittima forse della calura…ma ti giuro che quando ho scattato la foto ero convinta che fosse uva, mi è sembrato il legno del grappolo e anche visto il colore dei frutti (che non erano tutti verdi!) :S ahahah, che pirla!
      Abbiamo mangiato i mamoncillos, li abbiamo trovati anche a Grenada dopo…che buoni, anche se il nocciolo non è proprio il più comodo del mondo :D
      Un abbraccio

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